Gran Bretagna, il figlio d’arte Ben Wiggins: “I miei risultati da junior sono meglio di quelli di mio padre, lo dice anche lui”

Ben Wiggins porta un cognome sicuramente piuttosto pesante, ma il 18enne sta iniziando a farsi un nome nell’ambiente ciclistico. Come spesso accade ai figli d’arte dei gradi ex, il giovane corridore britannico si ritrova a fare i conti con un’eredità decisamente importante, con il padre Bradley che è stato più volte iridato e oro olimpico su pista, campione del mondo e olimpico a cronometro e primo vincitore britannico del Tour de France, ma il classe 2005 sta giustamente provando a trovare la sua strada e sta cominciando a raccogliere i primi risultati nella sua attuale categoria, quella juniores.

Lo scorso anno, Wiggins ha conquistato due medaglie (di cui una d’oro) agli Europei su pista jrs e U23, mentre quest’anno sono state tre le medaglie che ha portato a casa dalla manifestazione (due argenti e un bronzo). Inoltre, in questa stagione sono arrivati anche i primi risultati su strada, dove corre con la Fensham Howes-MAS Design, con il successo finale al Trophée Centre Morbihan e il recente secondo posto nella cronometro jrs dei Mondiali di Glasgow 2023 alle spalle dell’australiano Oscar Chamberlain. Risultati che il 18enne, che è allenato dal padre di Tom Pidcock, non ha timore di considerare migliori di quelli di suo padre alla stessa età.

“La gente mi paragona sempre a mio padre – le parole di Ben Wiggins a The GuardianMa se guardi i miei risultati da junior, rispetto a quando era lui junior, sono migliori dei suoi. Lo dice anche lui. È stato difficile all’inizio della scorsa stagione, perché nel mio primo anno non avevo davvero fatto nulla. Ma poi ho vinto il titolo europeo e una prova della Coppa delle Nazioni. Quando ci riesci da solo, puoi farti un nome“.

Chiaramente, è presto per iniziare a pensare ai risultati che potrà ottenere in futuro, e dovrà avere il tempo per poter crescere gradualmente, ma il 18enne sembra avere le idee chiare sul percorso da seguire nei prossimi anni, continuando ad alternare strada e pista: “Mi piacerebbe andare alle Olimpiadi di Los Angeles (nel 2028, ndr) e immagino che, come con la maggior parte dei corridori, mi concentrerò sulla strada, ma proverò a fare entrambe le cose per i prossimi anni“.

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